Il diritto all’ascolto del minore nei procedimenti di affidamento

L’ascolto del minore dodicenne, o anche di età inferiore ove capace di discernimento, costituisce un diritto fondamentale dello stesso ad essere informato e a prendere parte ai procedimenti che lo riguardano, così da poter esprimere il suo punto di vista su decisioni che lo coinvolgono.
L’audizione dei minori, già prevista nell’art.12 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, è divenuta una figura necessaria in particolare nelle procedure relative al loro affidamento ai genitori.
Con la legge 219 del 2012, l’audizione del minore è divenuta un vero e proprio diritto soggettivo dello stesso, il quale ha acquisito una posizione di preminente importanza che dev’essere tutelata in ogni modo. Infatti, precedentemente a tale riforma, l’ascolto del minore non era considerato un suo pieno diritto, bensì un potere discrezionale dell’autorità giudiziaria, così come affermato dall’art. 155- sexies c.c., che fu abrogato in seguito dalla medesima legge.
L’art. 336 bis c.c. disciplina proprio questo istituto, specificando come la voce del minore debba manifestarsi in tutta libertà davanti all’organo giudicante, ad eccezione dei casi in cui l’ascolto sia in contrasto con i suoi interessi, o manifestamente superfluo. Pertanto, quando la narrazione dei fatti generi nel fanciullo estremo dolore e tristezza il suo ascolto va escluso, in modo tale da non esporlo al presumibile danno derivante dal coinvolgimento emotivo nella controversia che opponga i genitori.La Suprema Corte di Cassazione si è pronunciata diverse volte in merito all’obbligatorietà dell’ascolto del minore infra-dodicenne, capace di discernimento, previsto a pena di nullità, per cui incombe sul giudice un obbligo di specifica motivazione nel caso in cui questo non avvenga.
Il legislatore ha specificato che tale ascolto debba essere effettuato dal giudice direttamente e, ove ritenuto necessario, con l’ausilio di un esperto.

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