Il dovere di lealtà nei procedimenti di famiglia nell’interesse dei figli.

Il dovere di leale collaborazione, nei procedimenti in materia, di persone, minorenni e famiglie, è un principio che ha lo scopo di sanzionare le condotte processuali scorrette, in particolare relative alla produzione di documenti incompleti o non veritieri.
I doveri che l’art. 473-bis.18 c.p.c. impone alle parti del giudizio si sostanziano nell’obbligo di fornire al giudice tutti gli elementi utili a ricostruire le rispettive condizioni economiche, con riferimento sia alla situazione patrimoniale e reddituale, che al tenore di vita mantenuto. Esse, infatti, sono informazioni di rilievo ai fini dell’adozione di provvedimenti relativi al contributo economico dei figli e, in alcuni casi, anche per l’ex coniuge o convivente (Accesso ai redditi del coniuge)
Il procedimento della famiglia comporta per le parti un dovere di trasparenza e correttezza nella ricostruzione della propria situazione economica, soprattutto quando sono coinvolti figli, i cui diritti sono senza dubbio indisponibili.
In conclusione, i genitori – in quanto parti del processo – non possono assumere comportamenti reticenti o elusivi, perché il bene giuridico sotteso al procedimento familiare si estende oltre la loro sfera individuale coinvolgendo altri soggetti, quali i figli. (Separazione e divorzio: l’alienazione parentale subito dal figlio da parte del genitore.)

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